Relazione su EuroPSY del delegato italiano Riccardo Bettiga

29 Settembre 2020 internazionalizzazione, europsy,
Il 25 settembre si è tenuta presso l’EFPA la seconda riunione annuale dei rappresentanti  dei diversi paesi aderenti in merito alla certificazione EuroPsy. Come noto, Europsy ha lo scopo di definire, condividere e aggiornare gli standard comuni di competenza validi per tutti i paesi aderenti, sia rispetto a determinate aree e tipologie di prestazioni professionali psicologiche, sia rispetto alla formazione accademica relativa. Per l’Italia, in questa occasione, ha partecipato il collega Riccardo Bettiga dal quale riceviamo i seguenti aggiornamenti .
Al di là di ogni considerazione di merito, innanzitutto, è evidente come le comunità professionale e accademica italiane abbiano bisogno oggigiorno di condividere e di avviare un’operazione culturale di rilancio rispetto ad Europsy, realtà troppo poco nota, misconosciuta e sottoutilizzata nel nostro paese.  Come ha chiaramente dichiarato il Presidente EFPA in apertura dei lavori, cui ha fatto eco la coordinatrice del gruppo assieme ai rappresentati di numerosi paesi, il tema delle competenze è e sarà uno dei temi più importanti da mettere nelle agende del prossimo futuro della formazione e della professione di area psicologica di tutta europa.
In avvio di riunione, Rosaleen McElvaney, chair della riunione e coordinatrice dell’EAC-European Awarding Committee di Europsy, ha aggiornato il gruppo rispetto a quanto fatto a valle del congresso europeo tenutosi a Mosca nel luglio scorso.
24 paesi, tra cui l’Italia, hanno confermato e comunicato l’asset organizzativo interno rispetto alla gestione delle certificazioni e alcuni nuovi paesi sono in attesa di entrare nel circuito Europsy (Malta, Servia e Ucraina). Rispetto al rapporto fra l’organizzazione centrale europea e le realtà nazionali è stata sollecitata una maggior collaborazione e, in particolare anche per l’Italia, la costruzione di un’analisi più approfondita dei dati relativi alle certificazioni, e del rapporto fra gli standard europei e le norme e/o gli standard italiani. A questo proposito viene sollecitata specificamente una ridefinizione organizzativa della commissione che si è occupata di Europsy sino alla fine del 2019 per l’Italia.
A seguito dell'Assemblea Generale di luglio 2019, è stato confermato il gruppo di lavoro sulle competenze EuroPsy per il periodo 2020 2023 con il compito di rivedere e aggiornare gli standard; del gruppo fanno parte Conny Antoni (presidente, Germania), Sara Bahia (EAC), Peeter Pruul (EAC), Vlasta Zabukovec (Slovenia), Claire Tilley (Regno Unito), Bjørnhild Stokvik (Norvegia), Helen Bakker (Olanda).
Allo stesso modo è stato creato un gruppo per la definizione di standard europei per la psicoterapia (S-EuroPsy-PsyPT) e la discussione generale rispetto ai primi aggiornamenti da questo gruppo si è declinata sulle enormi difficoltà del compito legate in particolare alle differenze in termini legislativi che i differenti paesi europei adottano rispetto alla specifico delle competenze psicoterapeutiche. (ad esempio: su 37 paesi aderenti 15 hanno una legislazione a tutela del titolo e pratica della psicoterapia di cui 8 regolano la psicoterapia come specializzazione di medicina e/o psicologia, 7  come professione indipendente). Al di là della potenziale bontà nel merito dell’iniziativa restano aperte molte domande anche nello specifico dei criteri operativi di definizione e verifica delle competenze e degli standard professionali e formativi.
Infine è stato presentato il gruppo specifico per gli standard le competenze in psicologia del lavoro e delle organizzazioni (Steve Woods, Chair -  Henry Honkanen, Finlandia - Paul Kop, Olanda - Lourdes Munduate, Spagna - Stephen Woods, UK - Per Straumsheim, Norvegia) che ha portato in discussione opportunità,vantaggi e svantaggi di una certificazione in questo specifico ambito. In sintesi è un settore ove c’è grande fermento e interesse, ma la cultura sociale e lavorativa europea è ancora tale da riscontrare un’oggettiva difficoltà nell’individuare e comunicare i benefici per i professionisti al di là dell’etichetta del mero riconoscimento.
La riunione ha visto poi un lungo excursusu sullastoria di EuroPsy degli ultimi 10 anni (di cui invieremo una sintesi a breve) per rilanciare e condividere, a partire da qui, i possibili percorsi e gli obiettivi comuni ai diversi paesi per i prossimi anni.
Rispetto alla situazione italiana è stato condiviso come sarà importante trasferire a tutti gli psicologi e non solo, attraverso le università e gli Ordini professionali, la narrazione completa e approfondita di questi 10 anni. Europsy deve essere discusso e conosciuto, devono esserne chiariti gli scopi e le opportunità e le certificazioni devono vedere un processo di rilascio migliorato e sistematizzato. Abbiamo davanti sicuramente un grande lavoro organizzativo e scientifico-culturale, ma siamo certi che, questo rinnovato impegno preso in EFPA, non potrà che portare a tutta la comunità psicologica italiana grandi opportunità di sviluppo, di crescita e di riconoscimento.