1. Due processi separati (Ex M-PSI/01, 02, 03, 07, 08 da un lato ed ex M-PSI/04, 05, 06 dall’altro).
In una logica di micro-interessi settoriali, non mi è difficile capire che ci siano molti che sono soddisfatti da questa separazione: ciascuno si sente più protetto. Ci sarebbero molte considerazioni di dettaglio da fare, ma le tralascio ora perché non sono centrali. Il punto centrale è che la psicologia si presenterebbe all’esterno separata e incapace di comporre le proprie differenze interne. Medicina, ingegneria, economia sono lacerate da diatribe epistemologiche non meno ampie delle nostre, ma che hanno saputo mettere da parte. Uno dei risultati di una separazione è che sarà più difficile proprio conservare quell’immagine esterna che tanti (ad es. Violani) giustamente sostengono. Avremo ad es. corsi di studio che avranno diversa autorevolezza e destino a seconda di dove saranno i "core CFU", se tra quelli "duri" o "molli". Non è fantascienza, ma un rischio reale: in un dipartimento di psicologia di una importante sede italiana si è passata venerdì un’ora buona a discutere se convenisse fare una unità organizzativa fatta solo dei "duri"….
Conseguenza: non basta dire "mi piace" o "non mi piace", ma vanno pesate le conseguenze, anche all’esterno.
2. Gli indici quantitativi sono intrinsecamente buoni (o intrinsecamente cattivi, è lo stesso).
Una prima parte della questione degli indici quantitativi ci fa solo perdere tempo: l’ANVUR stabilirà comunque degli indici quantitativi per le abilitazioni. Ovviamente nella proposta attuale sono diversi per le due sotto-aree Psy, ma sono sempre quantitativi.
Seconda parte della questione: il mero computo del numero delle pubblicazioni varrà solo per la prima tornata. Chiamarci fuori dalla preparazione della seconda fase mi sembra autolesionismo. Chi tra noi si oppone a un uso cieco di indici come l’IF (per altro mai proposto da alcuno nel nostro dibattito AIP e assente nelle proposte ANVUR: possiamo smettere di parlarne in questa sede?), dovrebbe porsi il problema di traghettare tutta la psicologia verso un sistema compatibile con le prassi internazionali, che stanno spostandosi sensibilmente dall’uso esclusivo di soluzioni che escludono parti rilevanti della produzione scientifica Psy (come ISI), all’affiancamento di altre soluzioni con basi di dati più ampie (come Google Scholar).
Perché le citazioni ricevute sono un buon proxy della qualità scientifica (se la base di dati non è artificialmente ridotta)? Qualunque sia il nostro orientamento, penso possiamo condividere con tutto il resto del mondo scientifico che un lavoro mai citato è un lavoro irrilevante. Chi attacca gli indici citazionali ricordando i casi di lavori molto citati perché sbagliati fa un’operazione illogica, perché il nostro problema non è il singolo articolo che "fa rumore" magari perché sbagliato, ma l’affidabilità di un autore. In altre parole: puoi farti pubblicare una volta un articolo molto controverso e inattendibile, ma non riesci a passare la vita a farti pubblicare solo articoli controversi e inattendibili.
Da molte conversazioni ho l’impressione che non si sia passati sempre ai fatti, cioè andando a vedere le proprie pubblicazioni in Google Scholar. Se lo si fa, oppure si va direttamente a consultare l’indice H (www.harzing.com), si vede tutto più chiaramente. Io l’ho fatto e ci ho ritrovato anche alcuni miei onesti lavori in sedi onestamente poco selettive (italiane e straniere): cioè nessuno viene intrinsecamente discriminato da Google Scholar.
Al tempo stesso, chi ha una posizione scientifica centrale perché molto autorevole e molto citato non ne soffre certamente, i suoi indici saranno sempre valorizzati. Inoltre, la possibilità di far valere indici derivati da database più esclusivi dovrebbe rimanere un obiettivo di tutto il nostro settore Psy (in molti ambiti di ricerca UE si entra soltanto sulla base della valorizzazione degli indici citazionali della produzione scientifica).
3. Che fare
Il primo obiettivo è uscirne al meglio come psicologia. Per questo trovo che accettare la proposta attuale di divisione sia una scelta adatta a interessi particolari di singoli SSD, ma di corto respiro strategico per la psicologia nel suo insieme.
Credo siano da abbandonare le valenze puramente emotive dello stare tra gli "scienziati" o tra i "letterati", potremmo fare un’operazione di mediazione stando tutti nel sistema basato sul numero di pubblicazioni (modello di ponderazione), chiedendo che incorpori correttivi immediati basati su indici citazionali e validi per tutti i settori psy. La somma delle insoddisfazioni individuali dei settori mi sembra in questo caso minore dei vantaggi collettivi.
Se sarà possibile negoziare con ANVUR una soluzione Psy sin dalla prima fase (l’accesso: calcolo indici per definire chi può fare domanda per l’abilitazione), bene. Se non sarà possibile, dovremmo fare in modo che questa valorizzazione delle citazioni avvenga immancabilmente nella seconda fase (l’abilitazione vera e propria), tramite i commissari che noi stessi segnaleremo.
Condivido su questo l’osservazione di Cubelli: perché il modello di ponderazione, giudicato carente, inadeguato e provvisoriamente "subìto" dallo stesso ANVUR, dovrebbe essere adatto a noi (o a una parte di noi)? Ho una stima troppo elevata degli psicologi dell’università italiana per accettarlo.
4. Tempi
I tempi di reazione non li decidiamo noi, è necessario dare un feedback immediato ad ANVUR. Con la fame di abilitazione che ha l’università italiana, rischiamo di trovarci con un dibattito ricco e approfondito, ma con altri che hanno deciso per noi e con le commissioni in formazione. Non intervenire vuole dire di fatto avallare la divisione della psicologia in due tronconi, è bene essere chiari.
5. Rapporti con l’esterno della nostra area ex-M/PSI-06
Una valutazione (approssimativa e non sistematica, ma realistica) della nostra collocazione nel nuovo macro-settore (PSI-05 e PSI-06 insieme) suggerisce che siamo più deboli dei nostri futuri coinquilini, sia numericamente che secondo i parametri più comuni di valutazione scientifica. E’ utile considerarlo, anche in funzione della nostra sopravvivenza e delle molte scelte da fare in vista delle valutazioni/abilitazioni.
Cari saluti
Marco
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