Abbiamo letto con attenzione e interesse il documento prodotto da Mazzara, Carugati e Scaratti contenente una serie di riflessioni critiche a proposito dei criteri che regolano le procedure di abilitazione scientifica nazionale. Semplificando l’articolazione delle loro riflessioni ci pare che la tesi sostenuta dai colleghi sia la seguente: limitare la valutazione di un candidato ai soli prodotti scientifici premiati da un sistema citazionale rappresenta una sorta di pregiudiziale esclusione di coloro che seguono approcci di indagine di tipo non sperimentale e non quantitativo.
Per giustificare questa posizione essi propongono una serie di considerazioni che, nell’ottica da loro adottata, mettono a confronto limitazioni e pericoli del sistema citazionale con i vantaggi che deriverebbero dall’attivare un sistema di valutazione in grado di rispettare tutte le specificità.
Ci preme innanzitutto sottolineare che ci troviamo d’accordo con i colleghi nel sostenere che gli indici bibliografici attualmente impiegati hanno limiti molto seri e che i criteri ANVUR possono essere migliorabili.
Citiamo un solo esempio: è corretto che le pubblicazioni in PlosOne e altri open-access journals a pagamento debbano essere valutati allo stesso modo di altre riviste? E vero, da un lato, che le riviste a pagamento sono molteplici e parte di queste non sono open-access. Dall’altro lato non sembra esserci una relazione tra l’essere a pagamento o meno e livello dell’IF. Esistono infatti riviste a pagamento con IF decisamente basso. Le riviste open-access hanno invece indubbiamente la possibilità di possedere un IF più alto riuscendo a godere, per definizione, di una diffusione più ampia, ma questo pare un merito e non un elemento da penalizzare. Le riviste open-access, oltre ad avere degli IF molto alti, in quanto ad accesso libero, di solito sono caratterizzate da rejection rates relativamente basse. Con l’attuale sistema di valutazione vengono trattate come equiparabili a riviste normali. D’altra parte si potrebbe argomentare che le riviste ad accesso libero vanno riconosciute e sostenute in quanto più "democratiche": paga chi fa ricerca ma i contenuti sono accessibili anche nei paesi più poveri. Su questo punto forse sarebbe utile una discussione.
Quanto all’uso di indicatori bibliografici di diversa origine rispetto a quelli fin qui utilizzati, i colleghi propongono di usare Google Scholar. Anche in questo caso avanziamo delle perplessità per i seguenti motivi. Questa operazione non solo andrebbe a coprire le citazioni RICEVUTE da libri e capitoli di libri, ma anche le citazioni PRESENTI in libri e capitoli di libri. La cosa non è banale in quanto non tutti i libri sono indicizzati in Google Scholar, ma solo quelli pubblicati da case editrici che raggiungono un accordo con Google. Le questioni di tipo commerciale che sono state evocate nel caso di ISI e Scopus si ripropongono con forza nel caso di Google scholar. Del resto siamo meno ottimisti dei colleghi che hanno prodotto il documento, a proposito della serietà con cui alcune case editrici italiane utilizzano un sistema di referees per valutare gli aspetti concettuali e di novità nei confronti degli autori di volumi di carattere teorico-critico.
Quanto alle proposte avanzate dai colleghi a proposito dei sistemi di indicizzazione abbiamo una serie dei perplessità. In termini operativi, che vantaggio deriva dal considerare più criteri che molto probabilmente sono correlati con quelli attualmente in vigore? Non varrebbe la pena di fare una simulazione che sia in grado di evidenziare una differenza rispetto alla situazione attuale? I colleghi propongono di impiegare come criterio invece della mediana un valore assoluto pari all’attuale mediana. E’ effettivamente necessario? Attualmente le mediane per associato e ordinario ora sono esattamente le stesse; inoltre i timori di un innalzamento delle mediane molto repentino, almeno a breve sono piuttosto infondati per la semplice ragione che per verificarsi dovrebbero essere chiamati come associati e ordinari nei prossimi anni SOLO coloro che hanno valori molto al di sopra della mediana.
Per altro, non si tiene conto del fatto che lo slittamento di attuali associati ad ordinari dovrebbe abbassare la mediana degli associati e bilanciare l’ingresso di nuovi associati dagli indici bibliometrici elevati. Inoltre, docenti al termine della loro carriera che vanno in pensione dovrebbero possedere indici estremamente elevati e quindi portare ad un abbassamento della mediana per tale fascia. Insomma, il calcolo della mediana è frutto di un processo dinamico che non risente solo dei nuovi ingressi in una data fascia ma anche delle uscite, e come processo dinamico ben venga la sua tensione verso il meglio e non solo verso l’accettabile.
Ulteriori perplessità manifestiamo circa il modo in cui i colleghi hanno descritto il mondo delle pubblicazioni scientifiche internazionali. Quando parlano dei prodotti presentati su riviste internazionali sostengono che si tratta di articoli di limitate dimensioni e di scarso respiro concettuale e limitato approfondimento critico. Come a dire: raccogliete dei dati utilizzando paradigmi di ricerca “alla moda”, inseritevi in qualche filone opportunamente rappresentato a livello di editorship, troverete il modo di pubblicare l’articolo in breve tempo, eventualmente pagando per le pagine in più. Per quello che molti di noi hanno potuto sperimentare la pubblicazione a livello internazionale su giornali scientifici di livello rappresenta una impresa quanto mai impegnativa e di rilevante spessore culturale e critico. Non sono rare le occasioni in cui anche quattro diversi referees leggono con estrema attenzione il vostro prodotto e vi pongono una serie di interrogativi il più delle volte capaci di aprirvi a scenari interpretativi precedentemente non considerati. Le non rare occasioni in cui molti di noi hanno dovuto subire degli insuccessi editoriali confermano la difficoltà con cui siamo in grado di sintonizzarci con gli standard internazionali.
E’ inoltre opportuno ricordare che esistono riviste internazionali di alto livello anche per ricerche non-sperimentali e per lavori teorici. Sono spesso queste ad avere il maggiore IF (pensiamo a Psychological Bulletin, Psych Review e tante altre). Non ci pare quindi ragionevole contrapporre le riviste internazionali ai lavori concettuali, teorici e/o non-sperimentali.
Valutare anche libri e capitoli? E’ plausibile ritenere che in libri e capitoli si possa trovare potenziale elevato valore, così come abbondante pochezza. Nei casi di non pieno superamento delle mediane potremmo anche essere favorevoli ad una richiesta di valutazione da parte del candidato di un numero estremamente limitato di suoi libri/capitoli (e.g., max 2 o 3) che ritiene portatori di elevati elementi di novità che hanno contribuito in maniera decisamente significativa ad avanzare la conoscenza all’interno della disciplina. Lasciamo perdere i casi citati di famosi psicologi che non si sono limitati ad una “sistematizzazione delle conoscenze esistenti”, ma che hanno proposto nuove teorie, concetti, etc a partire solitamente da rigoroso e sistematico lavoro di tipo sperimentale. Nell’attuale panorama italiano non ci è facile intravedere libri recenti che abbiano tali caratteristiche di dirompente novità. Le nuove idee sono quelle che riescono anche ad aprire nuovi filoni di ricerca in altre sedi in giro per il mondo. Se qualcuno in Italia si trovasse in una simile situazione saremmo in linea di principio favorevoli ad attribuire l’abilitazione anche se talune mediane non venissero superate. Il problema è che le aberrazioni di vari concorsi del recente passato non tranquillizzano rispetto ad una equilibrata valutazione dell’effettivo grado di innovatività teorica di cui libri e capitoli sono portatori.
In definitiva siamo d’accordo su molte delle riflessioni critiche avanzate dai colleghi, decisamente più perplessi rispetto alle non sempre chiare proposte di modifica che vengono suggerite.
In ogni caso ci pare che lo scenario da cui dobbiamo rimanere lontani è quello che alcuni anziani colleghi ricordano con imbarazzo. La partecipazione a commissioni di valutazione per procedure concorsuali in cui i verbali che raccoglievano i giudizi dei commissari a proposito dei meriti o demeriti dei candidati erano una collezione di frasi confezionate aggregando aggettivi, enfatizzando con avverbi, suggerendo dubbi con condizionali, il tutto prescindendo da qualsiasi criterio di carattere oggettivo.
Grazie della vostra attenzione.
16.07.2014
Lista dei firmatari della lettera
Luciano Arcuri
Luigi Castelli
Andrea Carnaghi
Mara Cadinu
Mauro Giacomantonio
Jeff Kiesner
Anne Maass
Lucia Mannetti
Michela Menegatti
Paola Paladino
Stefano Pagliaro
Michele Roccato
Monica Rubini
Francesca Simion
Caterina Suitner
Alessio Vieno
Cristina Zogmaister
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