Gruppo di lavoro tematico AIP

“Metodologie e modelli per un Orientamento Strategico” (MeMoS)

 
 
 
Il progressivo aumento di interesse per il tema dell’orientamento in Università (verso, attraverso e oltre l’Università) fa seguito a una fase in cui esso era principalmente pensato in associazione all’esperienza scolastica e alle scelte evolutive dell’adolescenza. Questa associazione ha portato a focalizzare l’attenzione principalmente sulle scelte in ingresso (verso), tralasciando l’orientamento in itinere (attraverso) e la azioni di placement (oltre il conseguimento del titolo di studio).
Inoltre, le pratiche principali hanno spesso considerato chi studia in Università come una “cittadinanza equipaggiata”, in termini di risorse e competenze, per gestire in maniera autonoma il proprio percorso di sviluppo vocazionale, preferendo di conseguenza focalizzare gli sforzi su quella porzione di giovani e adulti maggiormente a rischio di esclusione sociale. Tuttavia, la realtà suggerisce che l’orientamento universitario non sia un lusso, ma una vera e propria necessità, perché l’investimento individuale e sociale sull’istruzione superiore abbia un ritorno.
Recenti statistiche Eurostat (2016) hanno evidenziato come più di 3 milioni di persone abbiano abbandonato gli studi universitari nel corso del 2016. Secondo l’indagine, in particolare, l’Italia si attesta tra i paesi con il più alto tasso di abbandono universitario: sono circa 523.000 coloro che non conseguono la laurea. Se, in prevalenza, l’abbandono precoce sembrerebbe essere dovuto al desiderio di entrare nel mercato del lavoro, l’indagine ha rilevato come altre importanti cause siano alla base della rinuncia agli studi. In particolare, è stato stimato che circa il 18% di chi abbandona lo fa a causa di difficoltà riscontrate nello studio, mentre il 22% riporta di aver rinunciato a causa di una scarsa corrispondenza tra i propri interessi e bisogni con i percorsi formativi intrapresi. Quest’ultimo dato potrebbe essere riconducibile a una scarsa conoscenza, in fase di scelta del percorso universitario da intraprendere, delle diverse opportunità formative e prospettive ad esse associate, ma anche a una scarsa conoscenza di sé, dei propri interessi e dei propri valori, delle preferenze e delle attitudini, indicando una potenziale necessità di informazione e accompagnamento nella fase di transizione tra scuola secondaria e Università. Questa transizione, inoltre, rappresenta un momento cruciale di profondo cambiamento. L’inizio del percorso universitario richiede di adattarsi a nuovi contesti di apprendimento che richiedono una maggiore indipendenza e un approccio differente nei confronti dei compiti accademici. Tali cambiamenti, inoltre, sono associati all’attivazione di una varietà di esperienze emotive che influiscono sui processi di apprendimento, sullo sviluppo dell’identità e sul benessere personale. Da qui la necessità di azioni orientative non solo in ingresso, ma anche in itinere per dare risposta ai bisogni di diversa natura che nel tempo possono emergere.
Se la transizione dall’istruzione secondaria a quella terziaria rappresenta un momento cruciale, allo stesso modo (se non maggiormente), lo è la transizione dall’ambito universitario a quello lavorativo. L’ingresso nel mercato del lavoro richiede aggiustamenti e cambiamenti che sono vissuti in certi casi con incertezza ed insicurezza. Sempre più spesso, la transizione e l’effettivo ingresso nel mercato del lavoro rappresentano processi lunghi e difficoltosi che richiedono adattabilità e flessibilità, in particolare nelle fasi iniziali della carriera. Anche in questo caso, l’Università ha il dovere e il compito di favorire negli studenti la maturazione di competenze per gestire la carriera lavorativa, maturazione che può avvenire in maniera autonoma ma soprattutto attraverso azioni orientative dedicate.
 
 
Gli Atenei non possono che vedere nell’orientamento, nel tutorato e nel placement (da ora OTP) un complesso di servizi strategici ed interconnessi per chi si avvicina alla scelta universitaria, per chi frequenta i Corsi di Studio, per chi transita tra un insegnamento triennale e un corso di studi magistrale, e, infine, per chi si laurea: attraverso questo servizio si supporta la scelta, si sostiene l’apprendimento, si promuove la capacità di incontrare efficacemente il mondo del lavoro.
Se questo aspetto è ormai chiaro e ampiamente condiviso, la traduzione in pratica, l’effettiva tipologia e struttura dei servizi non sempre riflettono in modo efficace le premesse e le intenzioni. Per questa ragione, il gruppo MeMoS si propone come obiettivo strategico di favorire un raccordo tra le diverse pratiche nei differenti contesti universitari che possa riflettersi in pratiche orientative condivise, pur nel rispetto delle specificità di ciascuna realtà accademica.
L’importanza delle politiche e pratiche di OTP, oggi, per gli Atenei, si lega inoltre ai molti indicatori di valutazione che possono essere positivamente influenzati da un sistema di azioni articolato e mirato. Gli indicatori di valutazione sono divenuti aspetti sempre più rilevanti nel funzionamento degli Atenei - con riferimento al sistema AVA - e sono parte integrante degli elementi su cui si basano i Piani triennali dei Dipartimenti e/o delle Scuole.
Si fa qui riferimento a quegli indicatori di drop-out, di carriera, di placement che sono aspetti essenziali nella valutazione dei corsi di studio. Alcune delle possibili azioni mirate al miglioramento degli indicatori suddetti potrebbero essere a titolo di esempio:
  • azioni orientative che sappiano andare oltre i momenti informativi (Giornate di orientamento, Università a Porte Aperte, …) e possano favorire processi di scelta più efficaci, riducendo i rischi di abbandono e ri-orientamento;
  • azioni di tutorato a promozione dello sviluppo delle soft skill, oltre che di accompagnamento alla socializzazione con il mondo universitario, che possano favorire l’acquisizione dei crediti attesi nei diversi anni di corso e la conclusione in corso il percorso di studi intrapreso, oltre a contribuire alla riduzione del rischio dispersione;
  • azioni di placement (basate non solo sul raccordo con il mondo delle imprese ma anche sullo sviluppo delle capacità di autopresentazione e autopromozione di chi si laurea), che possano facilitare i processi di inserimento lavorativo.
 
Nell’ambito dello scenario delineato, l’orientamento può essere inteso come un processo caratterizzato da un insieme di azioni e pratiche pianificate per far fronte a specifici bisogni degli studenti in corrispondenza di altrettanto specifici momenti dell’esperienza universitaria.
L’orientamento rappresenta, infatti, lo sforzo di progettare ed offrire servizi professionali che possano accompagnare chi studia lungo tutto l’arco della vita universitaria in relazione ai diversi compiti orientativi: dal processo di scelta e di socializzazione anticipatoria, e dunque prima ancora dell’immatricolazione, (orientamento alla scelta in ingresso), dall’ingresso nel contesto accademico alle transizioni legate al percorso di studi e agli eventuali bisogni di potenziamento delle risorse individuali specifiche per ogni ambito applicativo connesso al corso di studi (orientamento in itinere), sino all’accompagnamento verso la definizione di un vero e proprio piano di azione ragionato circa l’ingresso nel mercato del lavoro (orientamento al lavoro).
 
  • Orientamento alla scelta in ingresso
 
L’orientamento in ingresso si configura come quell’insieme di attività, pratiche ed iniziative che generalmente l’istituzione universitaria realizza al fine di supportare gli studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie di primo grado ­nella definizione di un obiettivo di carriera e dunque nella scelta del percorso di studi maggiormente in consonanza con i propri interessi e le proprie ambizioni.
Le pratiche solitamente connesse a questa fase dell’orientamento universitario possono essere di  tipo informativo, formativo e consulenziale: le prime finalizzate a fornire ai futuri studenti strumenti per conoscere luoghi, servizi, opportunità e sentirsi a pieno titolo membri della comunità accademica; le seconde orientate a rendere consapevoli gli studenti delle proprie risorse, dei propri punti di forza e debolezza in relazione al compito della scelta e/o alla gestione delle richieste cognitive, emotive ed organizzative del nuovo contesto.
Tra i servizi informativi per i futuri studenti universitari si annoverano eventi quali open day, fiere, incontri presso le scuole, visite guidate presso le strutture universitarie. Servizi formativi possono essere invece i percorsi co-progettati da docenti di scuola superiore e docenti universitari nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, delle misure PON (Piano Operativo Nazionale) o nell’ambito di specifiche attività formative promosse dall’università per avvicinare gli studenti agli ambiti disciplinari specifici di ciascun corso di studi (es. Piano Lauree Scientifiche, Programmi di Orientamento Consapevole, ecc.). Queste attività hanno l’obiettivo principale di introdurre gli studenti ai futuri temi oggetto di studio ma parallelamente intendono far sperimentare concretamente la vita universitaria agli studenti delle classi quarta e quinta superiore dal punto di vista della gestione concreta della vita da studente universitario (ad es. seguire le lezioni assieme a compagni sconosciuti, muoversi in un luogo molto diverso dal contesto scolastico, ecc.) e del carico di lavoro (iniziare a familiarizzare con un lessico nuovo, imparare a gestire una mole di lavoro diversa, organizzare il tempo, adattare il proprio metodo di studio, ecc.).
 
  • Orientamento in itinere
L’orientamento in itinere si concretizza come azione rivolta agli studenti, al fine di accompagnarli durante la fase di socializzazione al contesto universitario, considerato un importante predittore del successo accademico e del mantenimento consapevole della scelta effettuata, e può proseguire lungo tutto il percorso, accompagnando i processi di maturazione, apprendimento, capitalizzazione di nozioni, capacità, competenze. A seconda dei diversi attori coinvolti in questo tipo di processi ed alle specifiche istanze di cui questi sono portatori, l’azione di tutorato può essere pensata come articolata in Tutorato informativo, Tutorato didattico, Tutorato formativo e Tutorato di sostegno individuale.
Il tutorato informativo attiene l’area della gestione del percorso di formazione e dunque si connette al ruolo svolto dalla segreteria didattica all’interno del complesso sistema organizzativo universitario. Esso fornisce agli studenti le informazioni utili a ricostruire la mappa della propria carriera accademica fissando così obiettivi coerenti con le proprie ambizioni ed attese professionali. A questa forma di tutorato si collega la funzione dei peer tutor, ovvero studenti che supportano le attività di consulenza informativa e di lettura dei bisogni di orientamento degli studenti più giovani incanalando questi verso servizi specifici. Una pratica ampiamente diffusa presso gli atenei è in questo caso lo sportello o help desk di tutorato presso il quale gli studenti possono ricevere da colleghi più grandi (es. la figura del tutor Student Angel sperimentata presso l’Università di Bari) informazioni, suggerimenti ed in certi casi essere accompagnati direttamente presso il servizio o il referente di cui hanno bisogno per esigenze strettamente attinenti la vita universitaria (orari lezione, programmi, ricevimento docenti) ed extrauniversitaria (es. informazioni su alloggi, mensa, convenzioni). Inoltre, si è andata consolidando la pratica delle giornate della matricola, durante le quali si presentano i servizi dedicati agli studenti ed i loro referenti (es. presentazione delle segreterie, servizi di counseling, orientamento e tutorato, ufficio Erasmus, opportunità e bandi, ecc.), o entro cui si avvia un contratto di tutorato di gruppo stabile e continuativo.
Le azioni di orientamento in itinere sono anche in relazione agli studenti della laurea triennale che si trovano nella necessità di scegliere il percorso magistrale. In questo caso, le pratiche si connettono all’organizzazione di seminari informativi circa i requisiti, gli obiettivi formativi e gli sbocchi occupazionali dei percorsi magistrali, coinvolgendo laddove è possibile testimoni privilegiati quali professionisti, laureati e colleghi senior, alumni dell’ateneo e/o del corso di laurea presentato. 
Il tutorato didattico generalmente si collega alla figura del docente che attraverso i canali della formazione informale e non formale offre agli studenti strumenti teorici ma anche pratici per affrontare la propria esperienza universitaria efficacemente (es. attraverso una didattica “orientativa” che utilizzi metodologie interattive e testimonianze). Nel caso di insegnamenti particolarmente difficili, per i quali si registra un alto tasso di fallimento all’esame, la funzione di tutorato didattico può essere integrata da un tutor senior, ­che offre ai colleghi più giovani non soltanto un supporto nella preparazione dell’esame ma anche e soprattutto un aiuto nell’identificazione del metodo di studio più efficace.
Il tutorato formativo prevede pratiche di tutorato tra cui percorsi di training di potenziamento delle study skills, soft skills o i workshop circa importanti academic skills, come ad esempio scrivere una tesi di laurea o utilizzare le risorse messe a disposizione dal contesto universitario (biblioteca e/o portali dedicati) per fare una ricerca bibliografica. Il potenziamento delle soft skills oltre ad essere un’azione di orientamento in itinere, consentirebbe lo sviluppo di risorse utili in fase di ricerca di occupazione e inserimento lavorativo.
Infine, il tutorato può essere inteso come sostegno individuale, allorché i bisogni degli studenti siano connessi alla necessità di superare momenti di disorientamento e confusione esperiti durante il proprio percorso universitario (ad es. rallentamento/ blocco negli studi, difficoltà relazionali, gestione dell’ansia, ecc.). In questo caso, si fa riferimento ai servizi di counseling offerti da esperti psicologi che attraverso consulenze individuali e/o di gruppo offrono una risposta al bisogno di gestire forme di disagio e/o disorientamento nell’ambito della vita universitaria.
 
  • Orientamento al lavoro
L’orientamento al lavoro risponde all’esigenza di supportare gli studenti nella difficile transizione verso il mercato del lavoro. Negli ultimi anni, all’etichetta di orientamento al lavoro si è affiancata quella di job placement, al fine di sottolineare meglio le azioni, le pratiche, i servizi focalizzati sulle risorse, potenziale e gli strumenti per la ricerca attiva del lavoro che sostengono l’occupabilità degli studenti e in particolare dei laureandi e dei laureati.
Anche in questo caso, diverse sono le pratiche realizzate sempre in relazione a bisogni informativi, formativi e consulenziali.
Le pratiche di tipo informativo sono connesse all’organizzazione di eventi, fiere, presentazioni aziendali (employer branding), workshop tematici in relazione a diversi sbocchi occupazionali, seminari informativi. In misura simile, l’attività di scouting aziendale, ovvero di ricerca di imprese ed organizzazioni potenzialmente interessate a cercare risorse tra i giovani laureati, si fonda sull’organizzazione di focus, di convegni e sulla divulgazione attraverso canali di comunicazione tradizionali (comunicati stampa, brochure, sito, ecc.) ed innovativi (canali tematici, piattaforme di matching, ecc.) della vision e della mission dell’ateneo in relazione alle politiche di job placement.
Dal punto di vista formativo, le pratiche ed i servizi di orientamento al lavoro dedicati a studenti, laureandi e laureati attengono la valutazione e il potenziamento delle soft skills e degli strumenti di ricerca attiva del lavoro (es. redazione del cv, preparazione al colloquio, video-curriculum, ecc.), attraverso laboratori formativi, attività di job shadowing, tirocini formativi, opportunità di apprendistato durante tutto l’arco dell’esperienza universitaria. Una riflessione a parte va fatta per l’esperienza di tirocinio, un momento di crescita e sviluppo personale solitamente non annoverato tra le pratiche di orientamento. In realtà, questa esperienza potenzialmente offre agli studenti l’occasione di sperimentare attivamente, attraverso canali formali e non formali, le conoscenze, le abilità e le competenze che sostanziano il loro progetto professionale futuro, in un contesto lavorativo “protetto” dalla presenza del tutor aziendale e del tutor universitario. Dunque, nell’ambito del più ampio processo di orientamento, questa pratica richiede di essere approfondita rispetto all’impatto generato sia in termini di conoscenza di uno specifico contesto che di consapevolezza delle competenze maturate.
Nell’ambito degli interventi di natura consulenziale, infine, va compresa la consulenza di carriera e le diverse azioni legate alla ricognizione delle proprie risorse, dei propri stili cognitivi, interessi, valori etc., in ottica di scelta e progetto professionale.
 
Infine, negli ultimi anni, le Università hanno iniziato a progettare e ad erogare servizi di job placement dedicati alle aziende, svolgendo una funzione di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro (art.6 comma1del D.Lgs 276/2003, modificata dalla successiva legge 111 del 2011 e dalla circolare ministeriale del 4 agosto 2011).
Da un lato, dunque, l’orientamento al lavoro si pone come azione di career guidance per gli stakeholder interni (studenti, laureandi, laureati), dall’altro, l’Università si apre attivamente alla relazione con gli stakeholder esterni, offrendo alle aziende servizi dedicati di analisi del fabbisogno, di profiling e di reclutamento mirato in funzione di specifiche esigenze (tesi di laurea in azienda, tirocinio, apprendistato, tempo determinato, ecc.).
 
 
Alla luce di quanto fin qui descritto rispetto all’attuale domanda e offerta di orientamento nel contesto universitario italiano, emerge la necessità di investire in un orientamento universitario che si definisca come:
  1. Prospettico. Per superare l’autoreferenzialità di alcune iniziative di orientamento universitario, occorre inquadrare l’esperienza universitaria come una tappa dello sviluppo vocazionale continuo e permanente che matura nell’esperienza scolastica e accompagna la persona verso l’esperienza lavorativa. Ciò significa assumere uno sguardo olistico e prospettico basato su modelli scientifici che descrivono la carriera come percorso che si sviluppa lungo tutto l’arco di vita in equilibrio (o, talvolta, in disequilibrio) con le altre sfere di esperienza personale. L’attenzione ai contesti entro i quali il processo di orientamento si sviluppa non dovrebbe essere solo retrospettiva, ovvero focalizzata ad indagare le cause che hanno condotto ad una scelta e hanno determinato il successo o insuccesso di un percorso, ma deve assumere una prospettiva anticipatoria e preventiva, rispetto alla quale l’azione orientativa di ogni fase prepara il successo della fase successiva. In questo senso, le azioni orientative di supporto all’esperienza universitaria dovrebbero fondarsi sulla stretta collaborazione tra scuola, università e mondo del lavoro per favorire la capacità individuale di maturare un progetto professionale coerente con i propri obiettivi personali e sostenibile rispetto alle risorse disponibili.
  1. Sistemico. Se l’Università pone al centro della sua azione lo sviluppo individuale e sociale, dovrebbe riconoscere la sua funzione orientante come parte integrante e imprescindibile della sua missione, rinunciando all’idea che l’orientamento possa basarsi su iniziative/progetti estemporanei, magari finanziati da soggetti esterni, e talvolta per lo più sconosciuti dai soggetti interni all’istituzione. Occorrerebbe invece sviluppare un sistema integrato di servizi di accompagnamento all’esperienza universitaria, che comprenda servizi di orientamento in ingresso, superamento degli stereotipi di genere nelle scelte e alternanza scuola-lavoro, servizi di internazionalizzazione, pari opportunità di accesso per studenti con disabilità e DSA, attenzione ai processi di integrazione, servizi di orientamento al lavoro e placement. Inoltre, sarebbe auspicabile capitalizzare le esperienze realizzate favorendo la costruzione di una rete inter-atenei per condividere buone pratiche ed esplorare la possibilità di collaborazione.
  2. Strategico/Sostenibile. Dato che l’obiettivo dell’orientamento, riconosciuto a livello europeo,  dovrebbe essere mettere in grado le persone di “identificare le proprie capacità, le proprie competenze e i propri interessi, prendere decisioni in materia di istruzione, formazione e occupazione nonché gestire i loro percorsi personali di vita nelle attività di istruzione e formazione, nel mondo professionale e in qualsiasi altro ambiente in cui è possibile acquisire e/o sfruttare tali capacità e competenze” (Risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri 2008/C 319/02), appare evidente il suo valore strategico sia a livello delle Università sia a livello della società. Mettere ciascuno nella condizione di esprimere al meglio le proprie potenzialità scegliendo e gestendo efficacemente il proprio percorso universitario, ha un valore etico e di sostenibilità sociale, perché permette di promuovere la massima espressione delle potenzialità di tutti e riduce il numero degli esclusi. Inoltre, rappresenta un ritorno di investimento delle risorse che la società investe nel sistema universitario, in quanto queste vengono restituite in termini di “risorse umane” e cittadini consapevoli.
 
In questa prospettiva, il gruppo MeMos si propone di favorire il dialogo tra teoria, ricerca e pratica, promuovendo la collaborazione tra docenti/ricercatori “esperti” di OTP e personale tecnico-amministrativo competente, attraverso il supporto alla formazione continua, la modellizzazione e sistematizzazione degli interventi, la valutazione delle pratiche, in un’ottica di consolidamento e sviluppo continuo.
 
Le/i soci AIP che hanno sottoscritto tale proposta di costituzione o hanno aderito sono (in ordine alfabetico):
  • Antonietti Alessandro (Università Cattolica di Milano)
  • Barbieri Barbara (Università di Cagliari)
  • Boerchi Diego (Università Cattolica di Milano)
  • Bruno Andreina (Università di Genova)
  • Callea Antonino (Università Lumsa)
  • Chiesa Rita (Università di Bologna)
  • Colombo Lara (Università di Torino)
  • Consiglio Chiara (Università Sapienza di Roma)
  • Cortini Michela (Università di Chieti-Pescara)
  • Dal Corso Laura (Università di Padova)
  • De Carlo Alessandro (Università Lumsa e Università di Benevento)
  • Di Fabio Annamaria (Università di Firenze)
  • Di Nuovo Santo (Università di Catania)
  • Ghislieri Chiara (Università di Torino)
  • Gilardi Silvia (Università di Milano)
  • Guglielmi Dina (Università di Bologna)
  • Farnese Maria Luisa (Università Sapienza di Roma)
  • Ingusci Emanuela (Università del Salento)
  • Lo Presti Alessandro (Seconda Università di Napoli)
  • Marchetti Antonella (Università Cattolica di Milano)
  • Magnano Paola (Università di Enna Kore)
  • Manuti Amelia (Università di Bari)
  • Mariani Marco Giovanni (Università di Bologna)
  • Pace Francesco (Università di Palermo)
  • Panari Chiara (Università di Parma)
  • Ripamonti Silvio Carlo (Università Cattolica di Milano)
  • Spagnoli Paola (Seconda Università di Napoli)
  • Vignoli Michela (Università di Trento)
  • Margherita Zito (IULM)
Per il triennio 2019-2021 il Comitato del Gruppo tematico è composto da: Chiara Ghislieri, Rita Chiesa, Diego Boerchi, Paola Spagnoli, Amelia Manuti, Francesco Pace e Dina Guglielmi (quest’ultima con le funzioni di Coordinatrice).